Chi guarda dall’esterno pensa che basti una laurea scientifica per lavorare nel medical affairs. Non è così semplice. Le competenze richieste per lavorare nel medical affairs si costruiscono su più livelli, e ognuno serve a qualcosa di diverso nella pratica quotidiana.

Competenza clinica: la base da cui non si può prescindere

Senza una solida preparazione clinica non si può nemmeno iniziare. Chi lavora in questo ruolo deve leggere uno studio clinico e capirne davvero la portata: la metodologia usata, la popolazione arruolata, i limiti dei risultati. Non basta sapere cosa dice uno studio, serve capire cosa significa applicato a un contesto specifico, magari diverso da quello in cui lo studio è stato condotto.

Questa competenza si costruisce con la formazione universitaria (medicina, farmacia, biologia, scienze biomediche sono i percorsi più comuni), ma si affina soprattutto lavorando su casi reali, con studi veri e domande vere da parte di medici e investigatori. Nell’articolo su cosa fa il medical affairs trovi il quadro completo delle attività che richiedono questa base clinica.

Italian Pharmacovigilance Day

Capacità di comunicazione con interlocutori diversi

Un medico ospedaliero, un investigatore di uno studio clinico, un responsabile regolatorio interno: chi lavora nel medical affairs parla con tutti loro, spesso nella stessa settimana, e deve adattare registro e livello di dettaglio a ciascuno. Con un investigatore serve precisione tecnica assoluta, con un team interno serve sintesi orientata alla decisione.

Questa capacità non è un tratto caratteriale che si ha o non si ha. Si allena, si osserva chi lo fa bene, si sbaglia e si corregge. Chi arriva da un percorso puramente accademico spesso fatica proprio qui, perché scrivere per una pubblicazione scientifica e rispondere a un quesito medico in tempo reale sono esercizi diversi.

Conoscenza regolatoria e attenzione alla compliance

Ogni contenuto scientifico che esce da un’azienda farmaceutica o di dispositivi medici è soggetto a controllo. Chi lavora nel medical affairs deve conoscere i limiti di quello che può dire e come deve dirlo, senza bisogno di chiedere conferma ogni volta a un ufficio regolatorio. Questo richiede uno studio costante delle normative di settore, che cambiano e si aggiornano con una certa frequenza.

Le competenze che si costruiscono sul campo

Nessuno inizia questo lavoro con tutte le competenze già pronte. La gestione della pressione quando un’azienda o un investigatore aspetta una risposta rapida, il modo di dosare quanto dire e quanto no in una conversazione delicata, il fiuto per capire quando una domanda semplice nasconde un problema più grande: queste cose si imparano lavorando, non su un manuale.

Per chi vuole costruire questa preparazione in modo strutturato, i corsi di medical affairs di LS Academy uniscono la parte clinica e regolatoria a quella comunicativa, con un approccio pensato per chi lavora già nel settore farmaceutico o dei dispositivi medici e vuole consolidare queste competenze in modo mirato.